Serie Fantasy

Carnival Row: Voto 7,5 Quando l’epoca Vittoriana incontra il Fantasy.

Scroll down to content

I creatori della serie, Travis Beacham e René Echevarría, imbastiscono una storia con un evidente parallelismo con molte delle questioni all’ordine del giorno da mesi sui TG nazionali: immigrazione, xenofobia, povertà, eccessivo isterismo degli estremisti di destra. L’idea non è sicuramente innovativa, ma che qui viene decantata in chiave fantasy, mostrandoci una situazione che, sostituendo i personaggi immaginari con i loro corrispettivi umani, risulta forse tristemente troppo reale dove trovano spazio immigrazione, xenofobia e povertà. Carnival Row è un prodotto interessante, ma forse non in grado di sfruttare al 100% le sue potenzialità, sicuramente ha tutte le possibilità per tornare per una seconda stagione e correggere i suoi errori di gioventù. Nel complesso la serie risulta un prodotto televisivo valido e pieno di inventiva sul fronte visivo e scenografico.

Cosa convince 👍🏼

Il pregio maggiore di Carnival Row resta quello di vantare un buon budget e di averlo sfruttato bene per creare le belle scenografia, fotografia e i costumi di un mondo opprimente, dark ma suggestivo e pittoresco, le cui zone malfamate sono ricche di cromatismi grigi e decadenti in grado di suggerire il degrado e la sporcizia di questi luoghi. Molto buona l’interpretazione dei alcuni personaggi, da Karla Crome (la prostituta Tourmaline) a Jared Harris (Absalom Breakspear) e alla sempre strepitosa Indira Varma (Game of Thrones, Torchwood) qui nei panni di Piety Breakspear, consorte manipolatrice di Absalom.

Cosa non convince 👎🏼

Non vanno bene i personaggi principali. “Philo” interpretato da un Orlando Bloom più inespressivo del solito, non comunica emozione e la sua relazione con la fata Vignette (Cara Delivigne) sembra inserita a forza e non è intrigante. Cara Delevigne funziona molto bene solo per l’aspetto della modella britannica molto simile a quello dell’iconografia delle creature fatate. La pettinatura da pixie – che in inglese vuol dire fata – adottata dall’attrice già in tempi non sospetti, i lineamenti delicati e i grandi occhi bastano a supplire la debolezza della recitazione. La sceneggiatura si rivela avventata, superficiale e a tratti inconsistente. Non riesce ad approfondire le tematiche molto interessanti sull’intolleranza, la discriminazione raziale e il sovranismo. Pare che il regista Jon Amiel si sia accontentato di svolgere un compitino da sufficienza incentrando buona parte della vicenda (fin troppa) su un rapporto amoroso scontato e poco emozionante dei personaggi principali.

Miglior Personaggio 🏆

Agreus Astrayon è un fauno diventato misteriosamente ricco e che si è trasferito a Burgue per entare nell’alta socità. Agreus è il personaggio più credibile e affascinante insieme a Piety Breakspear, ma abbiamo voluto premiare lui perchè più originale e meglio descrive la società società fantastica, falsa e senza valori in cui vive.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: