Serie Fantasy

Prepariamoci allo spin-off sui Targaryen. Ecco cosa è successo ai Draghi

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A ridosso dell’ultima stagione di Game of Thrones si è parlato molto del futuro del franchise ispirato ai romanzi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George RR Martin, in progetto c’erano cinque spinoff compreso uno che avrebbe seguito le avventure per i mari di Arya e un altro che annunciava già la presenza nel cast dell’attrice australiana Naomi Watts.

La profezia di Daenerys

La parabola di conquista dei Targaryen inizia quando Daenys la Sognatrice, figlia di Aenar, predice un cataclisma destinato a spazzare via i territori della Valyria, nel continente orientale, dove risiede la casata che governa i draghi. A differenza degli antichi greci, questa nobile famiglia prende seriamente le parole dei chiaroveggenti, così Aenar vende casa e proprietà, fa i bagagli e si trasferisce con tutti i parenti, gli schiavi, i servitori e soprattutto i draghi (ne ha cinque!) a Roccia del drago. Quanto predetto si verifica una decina di anni dopo e gli unici signori dei draghi a sopravvivere al disastro sono i Targaryen. Il secolo successivo è all’insegna degli scontri per il potere nei territori di Essos (il citato continente orientale). Molti draghi muoiono nel corso di cent’anni di scontri, ma l’abile Aegon, con l’aiuto del letale drago Balerion, mette fine alla guerra.

Aegon il conquistatore

Aegon, poi detto, a ragione, il Conquistatore, si concentra sul continente occidentale e i territori intorno a Roccia del Drago. Dalla sua parte ci sono l’astuzia, la forza, le due sorelle e consorti Rhaenys e Visenya e il potere di tre draghi (uno per Targaryen, ovvero Balerion, Meraxes e Vhagar) che nel corso di un paio di anni riescono a sottomettere i Sette Regni di Westeros (che ben conosciamo già grazie a Il trono di spade) e piegarli – questo fin dall’inizio il suo intento – al controllo di un unico sovrano. Ogni volta che Aegon conquista i territori di un lord avversario si appropria delle armi dei perdenti che andranno a formare il trono di spade: intorno a questo costruisce un castello e poi una città, la capitale del suo regno Approdo del Re. Solo Dorne non cade, e dopo la morte di una delle mogli sorelle di Aegon – Rhaenys e del suo drago, Aegon accetta la disfatta e la fine della guerra di conquista.

Le ribellioni

Spesso mantenere unito un regno popolato di signori recalcitranti è più difficile che conquistarlo ed è quello di cui si rende presto conto Aenys I, figlio di Aegon, che come tutti i Targaryen era malvisto dagli abitanti dei Sette regni perché nato dall’incesto. L’abitudine dei membri della casata dei draghi di unirsi tra consanguinei è il pretesto per i conflitti più bellicosi che i discendenti di Aegon affrontano a Westeros. Il Culto dei dette dei, che in Il trono di Spade prende di mira Cersei (con conseguenze sanguinose) proprio per la sua relazione col fratello Jaime, si era messo contro due secoli prima Maegor, fratello minore di Aenys che dopo aver sposato la nipote di un Septon, Ceryse, l’aveva abbandonata. I Targaryen erano tornati quindi all’usanza di procreare tra di loro. Lo scontro tra re e chiesa si conclude con la reazione violenta e implacabile di Maegor, poi noto come uno dei regnanti più spietati di sempre a cui succede il più saggio Jaeherys.

La danza dei draghi

Tutto sommato i nemici più pericolosi dei Targaryen sono se stessi, e se c’è un momento che aspettiamo con particolare fervore di vedere in House of the Dragon è la guerra tra Targaryen, nello specifico Rhaenyra e Aegon II, fratellastro che era atto incoronato contro il volere del padre, alla morte di quest’ultimo. Alla fine perde l’erede legittima, incenerita dal drago di Aegon. Questo dà in sposa, a malincuore, la figlia Jaehaera al figlio della sorellastra, Aegon il Giovane che diventa sovrano ancora adolescente. La pace per i Targaryen si fa sempre più lontana; indeboliti dagli scontri fratricidi, vengono attaccati da Dorne.

La guerra sarà placata solo dalla benevolenza di Baelor, Targaryen mite e pio che prenderà i voti religiosi da Septon (i quali comprendono anche la castità e quindi la rinuncia ad aver figli eredi al trono). Sempre più sfortunati, i Targaryen si ritrovano di nuovo invischiati in lotte tra consanguinei a causa di Daemon Blackfyre, figlio illegittimo di Aegon IV che reclama per sé il trono ma senza successo, dando il via a vari tentativi violenti dei suoi discendenti per accaparrarselo.

Il declino dei Targaryen

Il poterei dei Targaryen è sempre risieduto nel controllo dei draghi, è naturale che la disfatta della casata coincida quindi con la mancata nascita di nuove creature alate. Quando le uova smettono di dischiudersi, per la dinastia è l’inizio della fine. Siamo sempre più a ridosso dei fatti narrati in Il trono di spade, quando il padre di Daenerys perde il senno e viene ucciso da Jaime Lannister. Pochi decenni prima Aerys II si era circondato di giovani consiglieri tra cui il diabolico Tywin (il papà di Cersei, Jaime e Tyrion), suo Primo cavaliere per vent’anni. Mentre questo, calcolatore e freddo, diviene sempre più potente, Aerys diviene via via sempre più instabile a causa del dolore per la morte di molti figli tra aborti, bimbi nati morti o deceduti prematuramente in culla.

La relazione tra i due si incrina sempre più, soprattutto con il rifiuto del re di unire le casate tramite matrimonio. Il resto della storia la conosciamo grazie a Game of Thrones: la paranoia di Aerys che si scaglia anche contro il figlio maggiore Rhaegar (sposato a Elia Martell ma innamorato della sorella di Ned Stark che darà alla luce Jon Snow), a sua volta fratello di Viserys e Daenerys. La sua follia sfocerà alla fine nel desiderio di bruciare Approdo del Re, spenta dalla spada di Jaime Lannister che lo ucciderà mettendo fine alla sovranità dei Targaryen sui Sette Regni.

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