Serie Fantasy

Stranger Things: voto 9. I fratelli Duffer ci hanno regalato una perla che rimarrà nella storia della TV

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Un tuffo negli anni ’80, per sentirci nuovamente al sicuro, ritornando a vivere in un’età e in un’epoca dove tutto era più roseo e il solo problema era decidere cosa fare per trascorrere gli interminabili pomeriggi d’estate. È stata questa la carta vincente che ha ammaliato un’enorme fascia di consumatori, quelli che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni, e che sono il target ideale per gli utenti Netflix. o. E ogni volta che nella serie echeggia Should I Stay or Should I Go (“Dovrei restare o andarmene?”) dei Clash, lo spettatore pensa sempre che valga la pena restare.

Cosa convince 👍

Stranger Things è stato girato nel 2016, ma appare in tutto e per tutto come una produzione anni ’80. Nel comparto estetico tutto è impeccabile al limite del maniacale. Vestiti e mode, così accurati da definire i divari di età e i caratteri dei protagonisti alla prima occhiata (gli indumenti di Nancy e Barb rimarcano l’intraprendenza della prima e la “sfigataggine” della seconda); scenografie e luci restituiscono un’atmosfera vintage, saturata dal merchandising di Guerre Stellari. Poi ci sono le musiche, dove riecheggiano note di John Carpenter, con un occhio di riguardo a Distretto 13.

Ma non basta un budget adeguato e una messa in scena stilosa per catturare l’essenza degli anni ’80. Occorre lo spirito, l’atmosfera. Quel miscuglio di avventura e paura, di pericolo e trionfo che si prova “vivendo” un film (o una serie in questo caso) dimenticandosi totalmente che è qualcosa di fittizio costruito a tavolino. Questa era la forza dei film della nostra infanzia ed è la medesima che si riversa in Stranger Things: per questo nonostante la storia sia densissima di situazioni già viste e di citazioni più o meno esplicite, riesce a inchiodare lo spettatore alla poltrona, attanagliandolo puntata dopo puntata. Sono le emozioni il cuore di tutto, sensazioni autentiche e cristalline, che sia l’amore sconfinato di un genitore o il senso di un amicizia tanto forte da apparire immortale.

Cosa non convince 👎

La serie pecca in un solo dettaglio, forse tanto piccolo da apparire insignificante agli occhi dei più, ma che per gli appassionati di questo genere “d’archivio” rischia di sgretolare l’ottimo lavoro fatto. Il demogorgone, Il mostro da combattere. Il nemico dei bambini, incarnazione delle loro paure da superare come nella miglior tradizione narrativa degli anni ’80 e non solo. Dal punto di vista del design è splendido, con gli arti sproporzionati e la sua testa a fiore che riecheggia la pianta carnivora di Jumanji. Sapientemente, la regia lo tiene nascosto nell’ombra per quasi tutta la serie, mostrandolo nella sua inquietante integrità solo nello scontro finale. Tutto bello, tutto da manuale, ma c’è un ma… È digitale!

Ed è logico che in una produzione moderna di questa portata sia così, ma dato che tutto nella serie inneggia e glorifica gli anni ’80 e ogni aspetto della messa in scena è votato su questo concetto, forse era lecito aspettarsi un nemico che non fosse in CGI (computer-generated imagery). Come detto sopra è un’inezia che il 90% del pubblico non noterà nemmeno, ma per i puristi resterà un po’ di amaro in bocca nel non vedere un mostro fatto di protesi, lattice e silicone che spalanca le proprie fauci tramite un sistema idraulico radiocomandato. Questo tocco di artigianalità alla Stan Winston è la sola cosa che manca, che avrebbe potuto rendere perfetta una serie che comunque la perfezione già la rasenta.

Miglior personaggio 🏆

Undici, interpretata da Millie Bobby Brown: voto 10. La grande interpretazione della giovane attrice la fa diventare oggetto di ottime recensioni della critica. Non solo, questo suo grande lavoro viene premiato con la nomination agli Emmy Award, diventando l’attrice più giovane a ricevere tale prestigiosa candidatura.

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